Siamo 0.1, 1.0 o 2.0?

In Italia dove sta il fund raising? Siamo all’1.0? Siamo al 2.0?

O forse siamo ancora allo 0.1? Cioè siamo all’ABC, al far capire come e perchè va fatta la raccolta fondi.

Certo che il fund raising 2.0 può aiutare quello 0.1 (o 1.0?), ma forse c’è ancora bisogno di spiegare tanto cosa vuol dire fund raising, cosa vuol dire raccolta fondi.

Il 2.0 è bello, affascinante, coinvolgente, ti porta in mondi virtuali interessanti, ti riempie di video, poster, foto, colori.

Ma cosa serve un blog ad una organizzazione nonprofit (quelle piccole che sono tante) se i volontari non sanno come anche una semplice mailing list può essere utile nel lavoro di coordinamento e organizzazione dei e fra i volontari? Facile oramai aprire gratis un blog: più difficile scriverne i contenuti. A tale proposito segnalo questo blog, un esempio che porto in tutti i miei corsi di formazione.

Back to basics è la parola d’ordine forse? Se il web può servire a colmare il divario di potenziale comunicativo fra piccole e grandi organizzazioni nonprofit allora forse va spiegato come fare sia il fundraising 0.1, 1.0 e 2.0. E’ quello che, insieme ad altri, faccio qui.

6 Comments

  1. Matteo scrive:

    Bisogna che soprattutto le piccole ONP imparino in fretta il 2.0 (ottimo strumento per colmare il gap fra loro e le grandi organizzazioni) anche perchè oramai il web 3.0 incombe!

  2. paolo.ferrara scrive:

    caro Francesco,
    concordo con Matteo. Soprattutto per le piccole il fundraising come lo abbiamo inteso fino ad oggi è uno strumento costoso, con barriere all’entrata sempre più alte e spesso e volentieri inutile: continuiamo a pensare ad ogni causa come se fosse una causa di massa… ma nel mercato di massa sopravvivono solo i colossi che hanno più skill e anche più risorse economiche.
    Internet e il web 2.0 rendono possibile un posizionamento di nicchia (la “long tail”) che anche le piccole possono sfruttare.
    paolo
    http://fundraisingnow.wordpress.com

  3. Concordo con entrambi. Infatti il mio post vuole far capire alle organizzazioni che per fare fundraising 2.0 si deve partire dal fundraising 0.1, cioè capire cos'è e cosa serve il fund raising. Questo lo vedo, lo sento, me lo dicono tutte quelle piccole organizzazioni nonprofit che incontro nei corsi di formazione. Le domande dei volontari sono: come posso utilizzare l'email nella mia onp? cosa me ne faccio di un sito? perchè devo avere una email dedicata? Da qui si parte per il fundraising 2.0

  4. paolo.ferrara scrive:

    Caro Francesco sono d’accodo con te sul fatto che si debba ripartire dai fondamentali… ma non dimentichiamoci che prima di tutto il web 2.0 è una tecnologia che permette agli utenti (anche non smanettoni) di fare cose del tutto naturali come scrivere un articolo, mostrare delle foto, mostrare un filmino, ecc. abbattendo i costi di diffusione. L’esempio di Beth Kanter (http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/01/31/fundraising-20-il-social-network-che-fa-la-differenza/)
    mi sembra illuminante rispetto a quest’uso “intuitivo” del mezzo.

    Da questo punto di vista il nostro sforzo (come formatori, consulenti o responsabili fundraising) dovrebbe essere quello di sciogliere la sempre diffusa paura nei confronti delle nuove tecnologie.

    Non credo allora che aiutino gli interrogativi che poni nel tuo post sui widget, se non contestualizzati: perché se è vero che ogni javascript (con cui sono fatti i widget o badge di raccolta fondi) è potenzialmente pericoloso (noi due su wordpress, per esempio, non possiamo utilizzarli) è anche vero che anche prelevare i soldi al bancomat è pericoloso, come non è assolutamente sicuro lasciare i soldi a un volontario per strada o le monete in una teca, ecc. ecc.

    Il problema è che quando si parla di Internet il “mostro” lo si dipinge sempre più cattivo di quello che è.

  5. Ciao Paolo,
    io sono partito da un articolo in cui una persona ha provato a modificare una parte importante di un widget (per il fund raising), ovvero quella che linka al sito dove si fa la donazione…e c’è riuscito.
    Non voglio mettere paure ma far si che la tecnologia vada di pari passo con la sicurezza di una donazione che arrivi là dove è stata richiesta (cioè all’organizzazione e poi al progetto/beneficiario). Il web 2.0 è interessante ma deve svilupparsi anche secondo criteri di sicurezza che sono basilari per qualsiasi attività online sia commerciale che nonprofit. Gli articoli che ho citato fanno vedere come il web 2.0 ha alcune lacune, che non sono “mostri” ma che si devono affrontare. Mi spiego: le truffe su ebay, la modificabilità dei widget non farà ‘andare in rovina’ questi siti e questi strumenti, ma migliorerà il loro utilizzo, cioè spingerà i creatori, i webmaster, i fundraiser, i web marketing manager a migliorare lo strumento, il sito, la modalità innovativa di coinvolgimento.

  6. paolo.ferrara scrive:

    Caro Francesco,
    ovviamente condivido le tue preoccupazioni e mi auguro che ci sia, anche in Italia, un maggiore coinvolgimento di noi fundraiser nel progettare sistemi di pagamento più sicuro e anche più usabili.
    un caro saluto e buon lavoro
    p.

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