Stare o non stare in Facebook?

Ho letto un recente articolo che consiglia di lasciar stare Facebook e costruire il proprio social network per 5 motivi. Due sono interessanti:

  1. Arricchisci te stesso (la tua onp), non Facebook: ogni volta che i tuoi fan/lettori visitano la tua pagina su Facebook arricchiscono il social network, navigandoci, inserendo contenuti, cliccando sui link pubblicitari.
  2. Questione di brand: la pagina facebook è personalizzabile ma non sarà mai personalizzabile come un proprio blog

Non so quanto questo articolo dia effettivamente un buon consiglio? Quante onp hanno la possibilità di crearsi un proprio social network, i blog servono realmente per interagire? Su Facebook la conversazione è molto più veloce che sui blog (guardate la pagina di Greenpeace Italia ad esempio sempre su Faccialibro).

Facebook lo attivi gratis, in pochi minuti, poi ovviamente devi seguire la conversazione, inserire contenuti, nel blog o nel social network dell’onp devi invece pure pensare a tutta l’infrastruttura informatica.

Continuo ad amare i blog come forma di comunicazione tanto quanto il fondatore di Facebook sostiene che le onp non possano cambiare il mondo!!!

7 Comments

  1. Facebook è il regno del buzz e del networking: da questo deriva che per tutti i brand è uno strumento da saper gestire molto bene. Un esempio forte é di come Greenpeace abbia saputo mettere in difficoltà Kit Kat (anche) grazie all’uso di FB nella campagna contro la deforestazione per l’olio di palma: il buzz si è generato alla velocità della luca, Greenpeace ha saputo creare attenzione e stimolare la viralità, in breve il popolo di FB ha sommerso la pagina di Kit Kat di attacchi, critiche, documenti sulla loro cattiva condotta. La gestione della risposta é stata imbarazzata e imbarazzante: tardiva e con controattacchi che poco hanno a che fare con una corretta gestione di comunicazione e PR (e anche con l’educazione talvolta!). Il PRESIDIO quotidiano delle discussioni diventa indispensabile, oppure la vita in FB diventa molto rischiosa! Al contrario, guardate cosa succede a GreenPeace: http://bit.ly/9FSfSo. Dannoso? Forse no, ma rischioso si!
    Anche nel piccolo e locale bisogna stare attenti: per mia esperienza, un “ma perché non ci avete convocato per la riunione?” (dovuto a un errore nell’invio di sms) ripreso tardivamente si é tradotto nell’abbandono da parte di un volontario.
    FB, strumento potente, arma a doppio taglio!

  2. Davide Moro says:

    Anch’io ritengo che Facebook sia uno strumento molto utile e a portata di mano (ma soprattutto di portafoglio) per tutte le organizzazioni non profit. L’apertura di uno proprio è secondo me inefficace ed inefficiente. I motivi sono moltissimi, tra i tanti:
    - Facebook è un sito ampiamente testato e stabile (a parte alcune eccezioni), offre numerose opportunità e funzioni;
    - offre una enorme bacino di potenziali amici/fan. È di qualche giorno fa la notizia che Facebook ha raggiunto i 500 milioni di utenti. Un proprio social network quanto tempo impiegherebbe a raggiungere quote così elevate?
    - quanti sono gli esempi di social network italiani specifici di un’organizzazione che hanno successo? Mi viene in mente un’esperienza recente di Amnesty International del Portogallo, che non è quindi neanche nazionale: http://www.tyrannybook.com/Dopo pochi giorni ha dovuto chiudere perché è stata raggiunta la quota critica di utenti (più di 2 milioni) oltre la quale le risorse tecnologiche e personali messe in campo non erano più sufficienti. Ovviamente è un risultato eccellente, ma mette in luce i limiti di un un proprio social network.
    Io resto del parere che Facebook sia un’ottima piattaforma, con enormi potenzialità. Ovviamente non va utilizzato con leggerezza e superficialità, necessità di conoscenze, attenzione e soprattutto di un impegno quotidiano (ad esempio fin dall’inizio bisogna prestare molta attenzione a come si apre un proprio profilo, come ho cercato di spiegare recentemente nel mio blog).
    Social network e blog, secondo me, hanno due utilizzi significativamente diversi. Ma questo dibattito necessiterebbe di un nuovo capitolo.

  3. Francesco says:

    Davide bellissimo commento, con cui concordo, in entrambi anche Riccardo mi pare salti fuori la delicatezza con cui gestire un profilo su qualsiasi social network. Una bella idea di social network (o comunque una specie di coinvolgimento del donatore nell’onp) è il sio My Charity Water (ci ho fatto un articolo qui http://www.fundraising.it/2010/07/20/personal-fundraising-quando-il-fundraising-te-lo-fa-il-tuo-donatore/), un’idea non nuova, che altri avevano già fatto prima ma che pare abbia dei casi di successo, come li ho citati.
    Dunque alla fine W Facebook.

  4. E’ sempre una questione di concetti. Facebook è un mezzo. E in quanto tale è buono o cattivo nella misura in cui è funzionale a raggiungere un fine. Da un lato non bisogna cadere più di tanto cadere nella tentazione di pensare che il mezzo da solo faccia la differenza. Dall’altro non si può pensare che il fine senza mezzi si compia.
    La domanda è: l’attacco a Kit Kat ha funzionato per via di Facebook o per via della missione?
    La campagna di Obama ha funzionato per il social network su internet o perchè c’era un contenuto interessante da condividere?
    Evidentemente è un mix delle due cose (come sempre) e quindi come in tutti i mix serve intelligenza, furbizia e molto buon senso.
    Bello scambio
    Massimo

  5. Segnalo a tutti questo interessante articolo che porta ai tecnicismi (e backend! :D ) della scelta blog/Facebook … mi pare un ottimo spunto, anche se un pelo OT! ;) -> http://www.vincos.it/2010/07/14/dal-corporate-blog-alla-pagina-ufficiale-facebook/

  6. Davide Moro says:

    Sicuramente come afferma Massimo Coen Cagli, i social network (in particolare Facebook) e i blog molto spesso vengono considerati una “bacchetta magica” in grado di risolvere, semplicemente accedendovi, tutti i problemi: dalla diffusione della buona causa alla raccolta fondi.
    Sfortunatamente ancora in molti vengono attratti dalla semplicità di utilizzo e non comprendono che in realtà questi strumenti necessitano di una gestione strategica e coordinata con tutti gli altri strumenti di comunicazione e raccolta fondi messi in campo dall’organizzazione.
    Secondo me, i social network sono in realtà molto complicati da utilizzare perché: richiedono un impegno quotidiano non del tutto indifferente, devono essere gestiti con intelligenza e soprattutto con una visione di insieme di medio lungo periodo ed infine, come afferma Riccardo Friede, sono un arma a doppio taglio (se mal gestiti possono minare l’equilibro dell’immagine dell’organizzazione).
    Cercando un po’ in giro ho trovato un altro social network, soprattutto per il non profit, molto interessante: http://www.ammado.com/

  7. Francesco says:

    Molto bello questo scambio di pareri, navigando ho pure trovato un post su Facebook e le agenzie di comunicazione molto interessante.

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