Face to face: i blog parlano, ma poi cosa cambia?

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Abbiamo recentemente assistito ad un bellissimo dibattito online sui blog di Valerio Melandri, della Scuola di Fund Raising, di Riccardo Friede, di Elena Zanella su Linkedin e su facebook a proposito. Un dibattito culturarmente ricco, meglio di tanti articoli di carta stampata, creato online da protagonisti e lavoratori del fundraising e del nonprofit italiano.

Oggi mi chiedo: cosa è cambiato? Forse nulla. Forse però quella società che ha offerto il servizio si impegnerà ad offrirne uno migliore, anche dal punto di vista dell’esperienza lavorativa dei dialogatori? O forse quella ong (che tutt’ora non ha espresso nessun commento pubblico che nell’era dei social network non è certo un bel biglietto da visita che ora ha risposto) starà più attenta nella prossima campagna?

8 thoughts on “Face to face: i blog parlano, ma poi cosa cambia?

  1. Caro Francesco, il tuo interrogativo (ma direi che è un monito) è legittimo e appropriato. Sicuramente il dibattito avrà aiutato i partecipanti ed i lettori ad avere maggiori elementi di comprensione. E questo comunque lo reputo importante. Questa comprensione può senza dubbio portare ciascuno a cambiare qualcosa. Tuttavia la larga maggioranza si aspetta che chi ha maggiori responsabilità in positivo e in negativo ne tragga le conseguenze in merito a regole, comportamenti, sanzioni che potrebbe essere opportuno attuare per salvaguardare il fund raising e credo anche la pratica del f2f. SU questo il dibattito ha presentato anche idee concrete che potrebbero essere raccolte. Io attendo ancora un po’ che succeda qualcosa in tal senso… ma non in eterno.

  2. Francesco

    Concordo con te massimo ma ho sempre dubbi che le cose cambino. Finchè non ci sarà un nesso fra onp che opera male e meno fondi che questa onp riceve dai donatori privati ben poco sarà possibile fare.
    Finchè non ci saranno strumenti, oltre ai bilanci, che danno potere ai donatori e informazioni ai donatori di capire come e se opera bene una onp credo che ci sarà poco da fare, anche se si creasse un’autorità con poteri sanzionatori su le onp o fundraiser che opera male. Siamo in Italia, figuriamoci se qualcuno accetta da un’autorità un giudizio sul suo operato, si andrebbe in tribunale, tre gradi di giudizio…etc. etc. Non si finisce più!

  3. Hei guai a pensare che le cose non possano cmabiare, altrimenti che ci stanno a fare tutti quelli che si danno da fare? Io credo che che le cose possano cambiare eccome, anzi debbano. Però dico anche a scrivere post, è sicuraemtne utile, ma non sufficiente. Nel caso specifico non credo che abbiamo molte altre cose da fare se non quella di cercare di costruire una cultura del fundraising più coerente con i principi che abbiamo fin qui condiviso. Francesco Quistelli ha lanciato l’idea di un incontro per discutere di buone e cattive prassi, Massimo Coen Cagli si dice d’accordo, noi come associazione abbiamo già dato la più ampia disponibilità per quel che possiamo. Ora non resta che muoverci.Come associazione siamo impegnati su tanti fronti in questo momento e le risorse umane sono sempre insufficienti, ma siamo pronti a partecipare a qualsiasi iniziativa. Definiamo: temi, luoghi, date, modalità e obiettivi, e poi andiamo avanti.
    Noi ci siamo. Ciao

  4. Antonio Lo Greco

    Apprezzo questo terreno fertile di confronto dove possono trovare spazio argomenti in grado di condurre a soluzioni virtuose e durature. Il F2F per la sua particolare natura si presta a situazioni di precarietà e di variabilità delle condizioni di lavoro a volte favorevoli, a volte sfavorevoli. Parola mia che in cinque anni di agenzie ne ho conosciute diverse e mi sono ritrovato a guadagnare 100 euro in un giorno, piuttosto che 100 euro in una settimana. Sono colui che nell’antropologia del dialogatore é definito professionista. E da professionista mi chiedo e vi chiedo se la soluzione non stia semplicemente nello stabilire forme contrattuali idonee e condizioni retributive minime. Quanto è giusto ed equo che un dialogatore guadagni all’ora? Quale forma contrattuale? Poi lasciamo ai responsabili di progetto la responsabilità appunto di decidere di incentivi e benefit, di trovare soluzioni più favorevoli, in un ottica di beneficio condiviso per le ONP, per il responsabile stesso, per i dialogatori.
    Sotto una certa soglia secondo me il F2F non s’ha da fare. Punto. Se non hai il budget non spedisci, allo stesso modo non mandi in strada la gente, sennò il F2F si presta a speculazioni, come ha denunciato il giornalista di Repubblica e come raccontano gli stessi dialogatori.
    Diceva (sono quasi certo in buona fede) Emanuele Bombardi di World Vision Italia – “abbiamo ottenuto dall’agenzia l’assicurazione che la retribuzione fissa sia sempre e comunque pagata a fronte di una prestazione lavorativa da parte del dialogatore” – peccato che si sia taciuto sull’essenziale, vale a dire a quante ore di lavoro corrisponde il fisso.
    Ma sono fiducioso. So che se ci impegnammo a migliorare le cose le cose miglioreranno. Dicevo in passato e ci credo ancora: se non siamo capaci di curare il nostro giardino, come possiamo pensare di migliorare un intero mondo?
    Io sto cercando di farlo…

  5. Nunzia.

    Salve vorrei sapere quanto quadagnano al mese gli operatore della save the children cioè quei ragazzi che devono fare adozioni a distanza presso case, centri commerciali o per le strade. Ne sarei interessata. Grazie.

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