Durante l’ultimo corso che ho tenuto (Ong 2.0) ho portato 2 esempi di creazione di mappe su Google Maps (vedi qui il sito della prima ong e qui quello della seconda) che trovi nelle immagini seguenti.
Quali principali differenze? - Grafica: molto curata quella di Charity Water con logo aziendale in ogni scheda e foto grande del bene oggetto delle donazioni
- Testo: per punti nel caso di Amref, con breve storia nel caso di Charity Water - Lingua usata: inglese per pubblico inglese in un caso, inglese per pubblico italiano nell’altro
Personalmente preferisco la modalità usata da Charity Water che sfrutta pienamente le possibilità date da Google Maps.
Ho sempre pensato che Google offra alle persone ed anche alle aziende nonprofit dei fantastici strumenti di lavoro. Non parlo solamente di quelli maggiormente legati ai siti internet (Google Adwords, Google Analytics, Google webmaster tools che già uso) ma di tutti quei servizi che possono facilmente integrarsi con i siti internet e con il lavoro delle aziende nonprofit.
Ho sperimentato 2 anni fa circa la creazione di una semplice mappa su Google Maps inserita poi in un sito di cui sono (per volontariato) webmaster. Qui trovi la mappa.
Realizzarla è stata semplice, inserendo latitudine e longitudine esatte ho potuto mappare l’esatta posizione di ogni immobile e per ognuno di esso cliccando sull’immagine della casa verde si accede ad una scheda che rimanda con un link all’approfondimento sul sito internet stesso. Ovviamente questa mappa ha un utilizzo limitato come pubblico, non serve ad avere più donatori, ma per coloro che vogliono usufruire di un servizio (case o terreni per attività educative) è ovviamente più facile visualizzare su un’unica mappa dove sono le case/terreni che cliccare una per una le schede delle basi. Come risultato concreto ho avuto che alcuni gestori delle case/terreni mi hanno comunicato un aumento delle richieste informazioni da quando la mappa è andata online!
Sempre grazie a Google gestisco da due anni un progetto di gruppo di acquisto solidale per campi estivi (qui il sito 2011 – qui il sito 2012). Riesco a fare il tutto grazie a: Google Sites per il sito, Google Docs per l’archiviazione degli ordini, Gmail per la comunicazione con i fornitori e con gli acquirenti. In pratica un’attività di puro volontariato è possibile farla, informaticamente parlando, a costo pari ad €0 grazie agli strumenti di Google.
Grazie a Google dunque riesco a fare del bene, meglio, spendendo meno e raggiungendo gli obiettivi previsti.
Pensandoci bene forse questo è anche uno dei motivi per cui preferisco Google a Facebook in alcune scelte aziendali (tipo l’email che facebook ha dato a tutti gli utenti concretamente a che serve? vuoi mettere con gmail? mah…)
Comunque qui sotto trovi un video che ti fa capire come Google oramai offre strumenti, spesso integrati ed integrabili fra di loro, concretamente utili alle aziende nonprofit.
Duncan Green, nel suo blog (che tra l’altro fa parte della rete dei blog regionali di Oxfam), parla di una nuova Ong statunitense, GiveDirectly che non amministra i fondi dei donatori ma li invia direttamente, trattenendo una percentuali, ai poveri. In pratica lì invia ai poveri tramite un servizio di trasferimento via cellulare di denaro (questo) = il povero riceve sul suo cellulare la somma che gli viene donata.
Questo approccio, in parte già sviluppato anche da Oxfam, fa pensare, fa discutere (ci sono quasi 20 commenti nel blog di Duncan e anche in giro per altri blog della rete), ma sicuramente è un qualcosa che può innovare, migliorare, aggiungere qualcosa al settore del fundraising.
Mi ero ripromesso di tornarci e rieccoci qui. Possiamo stare a disquisire che molti donatori donano per emozione, empatia con l’onp o con il messaggio che questa trasmette e che invece pochi vogliono sapere dove vanno i loro soldi e si accontentano di poche informazioni.
Credo che dare informazioni al donatore sia corretto, trasparente, giusto al di là delle tante certificazioni di bilancio che si possono avere.
Ma essere trasparente, essere una cosidetta “networked nonprofit” (una onp che veramente fa rete e non ha solo la sua paginetta su facebook per essere sociale), richiede tempo, tanta organizzazione interna e investimenti.
Qui ti rendiconta a te donatore i tuoi soldi che hai donato e li collega al singolo progetto
Qui , tramite Google Maps, puoi vedere dove sono i progetti finanziati
Io credo sia doveroso da parte delle onp fare questo tipo di rendicontazione, perchè è uno dei pochi modi con cui si può fare una verifica quasi oggettiva della qualità del “prodotto”, cioè dei risultati del progetto per i beneficiari.
E che non mi si venga a dire che basta leggere i bilanci certificati delle onp per convincere i donatori!
Quelli di Charity Water ne hanno inventata un’altra. Niente di nuovo si intende ma pensato e impachettato a dovere.
Siamo al solito “mettici la faccia” che già anche tante onp italiane hanno proposto. Solo che WaterForward funziona in modo diverso.
Il progetto funziona, e ce lo spiega benissimo Beth Kanter, che tu doni $10 dollari ed invece di metterci la tua faccia ci metti quella di un amico che viene avvertito di questo “dono” tramite Facebook o Twitter e ovviamente sarà così allertato e “meglio intenzionato” a dare il suo contributo.
Quando Charity:Water raggiunge 1 milione di facce chiude un libro e lo stampa fisicamente in cartaceo e ne apre un’altro, e così via.
Semplice no?
Un’altra testimonianza che su internet contano le idee non solo i budget.
Non so sinceramente come si trovino gli stagisti nelle organizzazioni nonprofit italiane, spero bene e non so come si trovino le onp italiane con gli stagisti, comunque inviterei le onp a seguire l’esempio di Charity Water che ha realizzato una pagina dedicata interamente agli stagisti 2011 con tanto di foto e interviste. Tanto di cappello, veramente…ma esiste una cosa simile in Italia? Diamo voce agli stagisti oppure no?
Trovo la nuova idea di Charity Water fantastica. Ringraziano i donatori tramite video su Youtube e lo fanno direttamente i dipendenti di Charity Water.
Guarda ad esempio il fondatore di Charity Water ringraziare un bambino che ha donato il denaro del suo secondo compleanno ai progetti dell’onp
Oppure guarda il direttore finanziario ringraziare degli studenti di diverse scuole (e guarda anche come sanno realizzare video coinvolgenti, con interruzioni ad hoc, divertenti)
Finalmente Google si è messa all’opera ed ha aggregato una serie di servizi che già offriva per le organizzazioni nonprofit in un unico hub che si chiama Google for nonprofits.
Tra le altre cose è da qui che si può accedere a fare domanda anche per avere Google Grants gratis e Google si è impegnata a rispondere alle domande entro 30 giorni!!!
Se fossi una piccola-media onp ci penserei bene a presentare domanda: ci sono programmi gratis veramente fatti bene (guarda qui), c’è Google Grants, c’è Google Apps: quanto si risparmierebbe usando questi strumenti invece che pagare il tecnico che ti viene ad installare ed aggiornare i pc, pagare un servizio di email capienti (tipo Gmail), etc.
Spero che il tutto sia disponibile a breve anche per l’Italia perchè nel menu di iscrizione per ora ci stanno solo gli USA…